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Articoli - 07 Ottobre 2009
L'obiettivo (futuro) del porto wireless
Autore: Laura Zanotti
- Redazione

La globalizzazione e nuove leggi di mercato stanno incrementando in maniera esponenziale i volumi delle merci movimentate imponendo un ripensamento delle infrastrutture di supporto alla logistica. Quando si parla di trasporti il mare è ancora una via privilegiata ma nei porti l'utilizzo di tecnologie avanzate come i sistemi wireless o l'identificazione a radiofrequenza, pur essendo tasselli strategici in un'ottica di ingegnerizzazione, non sono ancora un modello. Negli ultimi anni sono stati avviati diversi progetti.
PierPass, ad esempio, una associazione americana non-profit che racchiude 13 tra i principali operatori marittimi californiani dei porti di Long Beach e Los Angeles, sin dal 2005 ha adottato un sistema Rfid che aumenta i controlli di sicurezza su veicoli e autisti, riducendo il congestionamento che si origina nei periodi di maggiore afflusso. Nella prima fase di messa in produzione del progetto sono stati distribuiti 16mila tag applicati ai camion in ingresso ai porti e oggi il progetto sta coinvolgendo ogni tipo di veicolo che interagisce con l'ambiente portuale.
In India, A.S. Shipping Agencies, un operatore portuale indiano che lavora nel porto di Chennai, ha avviato un anno fa un progetto pilota, oggi entrato in produzione, che combina l'Rfid con le tecnologie Gps e Gprs per tracciare i container stoccati in uno spazio di 16 chilometri quadrati all'interno di un'area portuale di quasi 75mila metri quadrati. La società, che fa parte dell'americana Greenways Group, ha dichiarato che il nuovo sistema consente di abbattere sensibilmente i tempi necessari a identificare i container dalle 24 ore a 1 minuto. “La razionalizzazione degli spazi ci impone di sovrapporre i container a pile di 7 – ha spiegato Karan Thakkar, responsabile dell'import di A.S. Shipping -. Ogni container rimane a magazzino per circa sei giorni e viene continuamente spostato per cui era molto difficile mantenere una corretta ed efficiente tracciabilità delle merci stoccate. Oggi, grazie a un dispositivo touch screen sappiamo sempre sia il numero di container stoccati sia la loro precisa locazione”.
Partner tecnologico della società è stata N-Net Technologies di cui Chetan Sukhwal è il direttore. È lui che ha precisato un elemento importante nell'ottimizzazione del progetto, ribadendo come: “La difficoltà maggiore del progetto è stata la messa a punto di una tipologia di hardware dedicata, capace di integrarsi alle gru che prelevano, spostano e impilano i container”. Oltre a dover predisporre un sistema capace di funzionare a diverse altezze, garantendo una copertura di banda particolare, la soluzione adottata ha risolto anche i problemi legati alle vibrazioni, alle scosse meccaniche e alle fluttuazioni, proteggendo i cavi in modo da impedire interferenze esterne.
Con il decreto Gentiloni che nel 2007 ha finalmente liberalizzato la banda, anche nei porti italiani sono state avviate delle sperimentazioni. Eximia, solution provider specializzato nelle tecnologie Rfid, ha avviato alcuni pilot ma ci sono molte difficoltà che frenano un'applicazione più intensiva di questi sistemi.
Come spiega Marco Locatelli, uno dei fondatori della società: “L'ingegnerizzazione dei trasporti attraverso l'utilizzo di soluzioni Rfid nelle realtà portuali è un'attività molto complessa perché è necessario tenere in considerazione tutta una serie di aspetti legati all'operatività del personale che si trova a lavorare in condizioni molto particolari anche dal punto di vista meterologico”.
Gli operatori che lavorano sulle gru, ad esempio, segnano sun un foglio di carta i codici di riconoscimento dei container. Sopra ogni container viene apposta una gigantesca etichetta che gli operatori vedono dall'alto. Ma, in caso di nebbia o di forte pioggia o di neve, i limiti della procedura sono evidenti, così come è difficile lavorare in condizione di forte vento.
“Anche l'utilizzo di palmari per la lettura dei barcode non è scontata - ha aggiunto Locatelli - il personale lavora all'aperto e d'inverno ha i guanti. Digitare sui tastini dei portatili i comandi relativi alle varie procedure non è un'operazione funzionale”.
Dal punto di vista della movimentazione delle merci, c'è da considerare che i container che arrivano nei porti sono enormi e che la loro identificazione non è scontata: il fatto che siano impilati, sovrapposti e ammassati li trasformano in barriere che possono interferire con la lettura dei tag.
“L'ambiente portuale è molto ostile - ha sottolineato Locatelli – Le navi ormeggiate hanno dimensioni diverse ed è difficile garantire la qualità del segnale in ogni punto geografico. A questo si aggiunge il fatto che la filiera degli attori coinvolti oltre a essere molto consistente opera in un regime di assoluta indipendenza: la maggior parte, infatti, sono terzisti”.
Non esiste una vera e propria gerarchia organizzativa ed è molto difficile che si creino progetti ad ampio respiro, capaci di sfruttare diverse economie di scala. I fattori che frenano l'innovazione sono due: condividere i costi e assumersi la responsabilità dei progetti. Per accelerare i processi logistici, chi investe maggiormente nella radiofrequenza sono gli operatori portuali che si occupano della ricezione e dello stoccaggio delle merci. Il fatto è che la tecnologia passiva non funziona e nel caso dei tag attivi le attività di supporto e manutenzione prevedono del personale addetto alla sua sostituzione il che non è così scontato perché presuppone una squadra preposta.
“Anche la sicurezza dei lavoratori è un aspetto che potrebbe essere migliorato grazie all'Rfid – ha osservato Locatelli -: basti pensare alla possibilità di taggare gli elmetti per presidiare meglio le zone pericolose. Purtroppo, la tracciabilità delle persone è ancora un elemento fortemente dibattuto in sede sindacale perché si sovrappone al concetto di privacy. Ma vediamo la luce in fondo al tunnel: dalla seconda metà dell'anno il mercato in Italia sta iniziando a mettersi in movimento, la tecnologia è meglio compresa dagli imprenditori, amministratori e sindacati, laddove è in gioco la sicurezza dei lavoratori stanno prendendo in considerazione applicazioni RFid legate alle persone. Tra le nostre commesse, infatti, abbiamo in itinere dei progetti che sono il risultato di una crescita di consapevolezza comune a tutte le parti”.
L'automazione e il tagging non investono comunque i soli porti commerciali. Anche nel settore turistico qualcosa di sta muovendo. In Italia, per esempio, una società di Genova chiamata Mantero Sistemi sta proponendo una soluzione che permette di monitorare in termpo reale il traffico di imbarcazioni da diporto nei porti turistici con tag Rfid attivi. "Abbiamo già sperimentato con successo la soluzione in un porto italiano, spiega il responsabile dell'azienda Daniele Mantero, che però non ci ha fornito i riferimenti relativi al posto in questione.
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